….forse, soprattutto Italiana
Le origini di questa festa, in Italia, si perdono nelle nebbie del tempo.
Ci sono buone probabilità che questa ricorrenza risalga a un periodo talmente antico che non c’erano ancora neanche i celti, neanche i greci, i romani e gli etruschi.
Ma cerchiamo di capirci qualcosa...
Anticamente, nel mondo basato totalmente sui ritmi dell’agricoltura e del bestiamo, le stagioni erano due: la stagione calda e quella fredda.
Con l’arrivo dei primi freddi, terminava ogni attività agricola: si piantavano gli ultimi semi e si passava agli ultimi raccolti. I pastori riportavano le greggi nelle stalle. Insomma, tutto si fermava.
Ogni attività umana era il riflesso dell’attività della Natura: con il freddo la Natura si ferma e quindi anche l’uomo si fermava.
Tutto ritornava alla Terra, tutto apparentemente moriva: i semi erano sottoterra, gli alberi perdevano il fogliame e i campi erano vuoti in attesa del grande freddo.
E guarda un po’, all’inizio di questa stagione fredda, si credeva che ci fosse un breve periodo in cui i morti potevano tornare nel mondo dei vivi.
Un periodo di dodici giorni, dalla Vigilia di Ognissanti (31 ottobre, l’odierno Halloween) a San Martino (11 novembre).

Il giorno di San Martino era la fine delle attività agricole:
A San Martino, ogni mosto è vino;
A San Martino il grano va al mulino;
Da San Martino l’inverno è in cammino;
Chi vuol far buon vino zappi e poti a San Martino;
A San Martino si lascia l’acqua e si beve il vino.
I semi che non erano stati piantati entro San Martino dovevano essere portate al mulino per farne farina; piantare più tardi dell’11 novembre era considerato uno spreco, in quanto non avrebbero mai prodotto germogli.
In questo periodeo dell’anno – dalla Vigilia di Ognisanti a San Martino – i morti potevano fare ritorno nel mondo dei vivi.
I Defunti erano i custodi della terra, dove riposavano i semi che avrebbero generato i raccolti dell’anno successivo. Ma i morti erano anche terrificanti e pericolosi.
Per ingraziarsi i defunti e placare la loro ira, il popolo contadino aveva i suoi rituali.
I riti erano diversi in tutta la penisola, da regione a regione, addirittura, delle volte, da provincia a provincia. Ma quasi ovunque, avevano le stesse basi.

Si credeva che in questo periodo dell’anno i morti vagassero in processione per la campagna. Era vietato, per i vivi, vederli, altrimenti si andava incontro alla morte o alla pazzia.
I vivi dovevano preparare la tavola e un banchetto per i defunti della famiglia, che sarebbero tornati nelle loro case di notte, senza essere visti.
Per aiutare i defunti a tornare a casa, si accendevano lumi. Le famose zucche intagliate a forma di teste di morto. Ma perché proprio intagliate così?
- Rappresentava i morti visivamente attraverso un frutto della terra ricco di semi (terra = dimora dei defunti; semi = promessa di rinascita)
- Spaventava gli spiriti maligni.
Inoltre, i poveri andavano di casa in casa a chiedere carità. Ma a volte non erano solo i poveri, a volte erano i ragazzi a girare di casa in casa.
A volte erano i bambini, che chiedevano dolci, frutta o piccoli regali.
Tutti bussavano alla porta, presentandosi come incarnazione dei morti. E ovviamente, se non ci fosse stata anche solo una piccola offerta, queste “incarnazioni” urlavano vendetta…
Perché i morti sono pericolosi, bisogna ingraziarsi i loro favori per scongiurare carestie e altre sciagure.

Come si è arrivati alla celebrazione di “Ognisanti“?
Il modo più semplice per la Chiesa di sradicare le antiche credenze pagane è sempre stato quello di sovrapporre i propri edifici di culto a quelli antichi o di convertire i templi pagani in chiese; nel caso delle ricorrenze festive, ha fatto la stessa cosa: ha cristianizzato i rituali precristiani.
Per secoli, in piena epoca cristiana, il popolo continuava a far celebrazioni di origine pre-cristiana. Tra queste c’era quella dedicata ai morti, all’inizio della stagione buia.
Per questo nel 731 si decise di creare la ricorrenza di Ognisanti il 1° novembre (inizialmente solo a Roma, divenne universale solo nel 1475), per sostituire e cristianizzare l’antica festa pagana.
I Papi volevano che il popolo celebrasse i morti “buoni”, quelli fatti santi.
Ma il popolo continuava a fare i suoi festeggiamenti dei morti. I morti comuni, non i santi della Chiesa. La gente voleva celebrare, tra ottobre e novembre, il nonno stroncato dall’infarto, il neonato morto in culla, gli zii ammazzati dalla peste.
Così la Chiesa creò la festa dedicata ai defunti comuni: il 2 novembre.
In questo modo, il culto pagano dei morti, attraverso i secoli, si è mescolato con la religiosità cristiana.
